Il 2 luglio 2026, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha pronunciato una fondamentale sentenza nel caso Ubeda e altri c. Italia. La signora Ubeda e i suoi due figli minori sono stati assistiti e difesi dinanzi alla Corte dall’Avv. Grégory Thuan Dit Dieudonné.
La Corte ha accertato gravi mancanze da parte delle autorità italiane, le quali:
- Non hanno condotto indagini efficaci sulle accuse di violenza domestica e sessuale.
- Hanno permesso che i procedimenti penali subissero ritardi eccessivi.
- Si sono basate su gravi stereotipi sessisti nella gestione del caso (tra cui l’affermazione secondo cui “è normale per gli uomini dover superare una certa resistenza che tutte le donne tendono a mostrare quando sono logorate dalla vita quotidiana e un uomo fa delle avances sessuali”).
- Non hanno adottato adeguate misure di protezione per le vittime.
- Hanno trattenuto la madre e i figli in una struttura protetta per oltre tre anni senza rivalutare la necessità e la proporzionalità della misura.
- Hanno mostrato un’ingiustificata inerzia nei procedimenti sull’affidamento dei figli.
Punto chiave: La CEDU ha dichiarato l’Italia colpevole di aver violato gli articoli 3 e 8 della Convenzione, ribadendo che gli Stati devono rispondere alle accuse di violenza domestica in modo tempestivo, efficace e libero da stereotipi di genere. Una pronuncia cruciale per il contrasto alla vittimizzazione secondaria.

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