Il 23 giugno 2026, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha emesso una storica sentenza che conferma e amplia il solco tracciato dal celebre precedente Yalçınkaya (Grande Camera, 2023). La Corte ha condannato la Turchia in un caso di enorme portata che ha coinvolto oltre 260 ricorrenti; tra questi, il sig. Hüseyin Özyurt, assistito e rappresentato dinanzi alla Corte dall’Avv. Grégory Thuan Dit Dieudonné.
I giudici di Strasburgo hanno riscontrato una violazione strutturale e sistemica dell’articolo 6 § 1 della CEDU (diritto a un equo processo). I tribunali turchi avevano infatti adottato un approccio automatico, considerando il semplice utilizzo dell’applicazione di messaggistica crittografata “ByLock” come prova sufficiente di appartenenza a un’organizzazione terroristica, senza garantire i diritti fondamentali della difesa.
Punto chiave: La decisione sancisce la natura generalizzata di tale violazione e, grazie alla difesa dell’Avv. Thuan Dit Dieudonné, apre concretamente la strada alla riapertura dei procedimenti penali in Turchia come via di riparazione principale ai sensi dell’art. 41 CEDU.

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